Usi e Costumi

Il costume geracese è quello settecentesco con richiami agli stilemi greci.
Quello femminile è composto da: gonna a tinta unita plessata; camicetta in seta fiorata tipo damascato (intonata alla gonna) a piegoline sottili attillata con scollo a V e maniche lunghe aderenti che terminano con un volant della stoffa.
Tutta abbottonata, termina a forcella, mentre dietro rimane in vita, tipo corsetto; fardaIi (grembiule) colorato simile allo scialletto (triangolo di stoffa con una sottile frangetta); saja (sopragonna): stoffa in taffetà, molto ricca, tale da poter essere piegata in testa.
Essa veniva indossata dalle donne sposate e il motivo nero della mantella è spezzato da una doppia striscia che riprende il leit motiv della gonna; tutto sobriamente addobbato con spille e oggetti in oro.
Eleganza anche "sotto" il vestito: calze lunghe fino alla caviglia finemente ricamate con merlettature. Scarponcina a mezzo tacco, allacciata.
Il costume maschile è formato dalle caratteristiche calandrelle (ciocie) avvinghiate come calzari greci a metà polpaccio, a cui viene innestata una fodera di tela bianca fino al ginocchio; questa è sovrapposta da calzoni neri di arbagio abbottonati per circa 6 occhiellini, lasciati artisticamente aperti e tenuti da una cinta di cuoio molto larga riccamente addobbata; camicia in tela bianca con doppia piega dietro le spalle; colletto alla garibaldina.
Corpetto dello stesso panno. Copricapo anch'esso nero, conico a calzamaglia con bon-bon cadente sulla schiena, oppure tondo.
Presso Palazzo del Tocco viene conservato un prototipo di abito femminile del 700, e un accessorio appartenuto alla Confraternita del SS. Sacramento, del '500.
Tra le notevoli arti tramandate dal passato sopravvive ancora oggi, grazie a Mastro Carmelo Ascioti, quella dell'argagnaro, che realizza, modellando la terracotta, Pinakes, anfore, crateri, lekites, bumbulelle. Visitando il paese è possibile essere attratti da qualche abile tessitrice che, ancora oggi, sfoggia coperte di lino, ginestra, ricami vari e le famose pezzare (coperte o tappeti realizzati con ritagli di varie stoffe) tutte realizzate con il tradizionale telaio.
Nonostante la "modernità" abbia annullato parte del patrimonio lessicale ed etnologico, rimangono alcune manifestazioni arcaiche legate all'uso di simboli antropomorfi e di costumi di origine molto antica.
In alcune famiglie è in uso dotare il bambino appena nato dell' "abitino" riportante l 'immagine della Madonna del Monte Carmelo.
La rappresentazione del Carnevale viene salutata con bevute e scorpacciate di insaccati e "frittole" (cotiche di maiale bollite); mentre il ballo del cavalluccio nelle feste religiose, è accompagnato da una sfrenata tarantella (intreccio di salti e schiocchi di mano) alla quale prendono parte, rapiti dal "morso della tarantola", tutti i presenti.
Numerosi gli aneddoti, poesie, racconti o proverbi riferiti alla filosofia del saper vivere quotidiano; esperienze di vita condensate in forma di semplici aforismi, modellati dal credo popolare.
 

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