La Storia

La Storia Finestre Bifore Cattedrale Castello Normanno Fontana Storica Posizione geografica – assetto urbano: Gerace fa parte della Provincia di Reggio Calabria e si trova a 492 metri s.l.m. tra le fiumare Novìto e S. Paolo. La Rupe domina 50 Km. di costa e nel passato ha avuto un ruolo di primo piano nel controllo del territorio. Dal litorale jonico sia da nord che da sud si arriva dalla SS 106 imboccando per circa 8 Km la SS. 111 all’altezza di Locri. Un percorso alternativo per raggiungere Gerace direttamente dall’autostrada, per chi ama la montagna e la natura, è immettersi all’altezza di Gioia Tauro direttamente sulla strada 111 che conduce al noto centro collinare. Si trova, inoltre, a circa un’ora dagli aeroporti di Reggio Calabria e di Lamezia Terme. La popolazione di Gerace ammonta a circa 3000 abitanti. La Città era circondata anticamente da solide mura turrite e da porte urbiche che ne delimitavano l’accesso. Il centro storico era così chiuso in una sorta di fortezza alla quale si accedeva tramite le porte urbiche. Le strade interne erano lastricate con pietra viva messa di “cozzo”, cioè verticalmente per frenare sia il movimento impetuoso dell’acqua piovana che gli zoccoli dei cavalli; il fondo si presentava leggermente ottuso in modo da permettere lo scolo delle acque piovane. Gli spazi che si aprivano erano destinati a varie funzioni: Piazza del Tocco rappresentante la Curia Civilis (antica sede del Parlamento locale costituito da rappresentanti della nobiltà, della borghesia e dei “mastri”), l’Amministrazione civile; Piazza Tribuna che anticipa l’ingresso alla cittadella vescovile, la Curia Episcopalis, la sede della Madre di tutte le Chiese della Diocesi e sede del vescovo. Il prospetto principale delle costruzioni nobiliari, che si affaccia di solito sulle arterie principali e sulle piazze della Città, è caratterizzato da maestosi portali sui quali è inciso lo stemma del casato, illeggiadrito da panciuti balconi su cui aprono, all’interno, spazi aperti come cortili e giardini. Intorno alle sedi del potere si estendevano le costruzioni di altri benestanti e del ceto popolare. Tutti questi edifici caratterizzano il paesaggio geracese che nel corso del tempo si è sviluppato in maniera ordinata e secondo precisi criteri urbanistici. Struttura geo-fisica: Gerace è posta su un conglomerato di roccia conchiglifera a forma di altopiano. La struttura urbana è disposta su tre nuclei fondamentali: Borgo Maggiore, Borgo Minore e Città Alta. La Città ha adattato il suo impianto morfologico in relazione alla connotazione orografica, delineando le strutture principali alle funzioni acquistate nel tempo (Cattedrale e Cittadella vescovile, Castello, Piazza, porte urbiche e mura difensive). Le mura difensive erano intervallate, da come si può evincere dal disegno assonometrico di Giovambattista Pacichelli (sec. XVII), da una serie di porte urbiche strutturate e distribuite secondo un preciso criterio che rispettava la struttura orografica e morfologica della Città. Nel Borgo Maggiore vi erano quattro ingressi: a sud-ovest la porta della Barbara, a sud la porta del Borgo Maggiore detta Portella o della Piana, ad ovest la porta di Tracò (in collegamento con la strada e la porta della Sederìa che consentiva l’accesso all’abitato della zona alta e al Castello), a nord la porta di S. Lucia. Il Borghetto aveva la sua omonima porta chiamata anche porta Maggiore. Altre due porte importanti erano quelle interna ed esterna chiamate del Ponte. La prima consentiva l’accesso dalla parte della zona bassa chiamata Mergolo, l’altra era posizionata all’interno. La Città Alta era controllata dalla porta interna del Sole (così detta perché si affaccia ad oriente) o delle Bombarde (in quanto qui vi era posizionata una batteria di fuoco), dalla porta del Cofino (dal nome della chiesa soprastante) ad est e da quella della Sederìa (ossia zona ricca di ferro) ad ovest. La zona nord era dominata dall’imponente amba del Castello. Quasi tutte le porte erano affiancate da edifici sacri. Altri accessi visibili nella sopradetta pianta del Pacichelli sono scomparsi. Alle porte si aggiungevano le mura difensive che circondavano il centro e le torri di avvistamento, erette in periodo aragonese per difendersi dai turchi, di cui rimane quella di S. Siminio. Storia (dalle origini fino ai nostri giorni: opere d’arte, strutture architettoniche, personaggi illustri): Le numerose chiese, i palazzi abbelliti da finestre e portali lavorati da scalpellini locali, un groviglio di vie e di vicoli fanno di Gerace un raro esempio di tessitura urbanistica che abbraccia diversi secoli di storia. La Città è stata influenzata negli usi, nei costumi e nelle architetture dalle diverse dominazioni avvicendatesi nel Regno di Napoli; da feudatari, da regnanti nonché, parte preponderante, dalla Chiesa, essendo Gerace millenaria sede vescovile. Per lungo tempo qui convissero, infatti, il rito latino con quello bizantino. Ciò è testimoniato dagli edifici di culto basiliani ancora presenti come l’Annunziatella e la chiesetta di S. Giovannello dove da qualche anno viene officiato periodicamente l’antico rito greco-ortodosso. E poi ancora le chiese di S. Maria del Mastro, S. Caterina, e grandiosi edifici di culto latino, come la Cattedrale, sorte nel periodo normanno che denotano l’influenza dello stile bizantino. Strutture in cui convivono in una strabiliante sintesi storico-artistica elementi architettonici che ricordano le diverse culture presenti a Gerace che nel corso del tempo ebbe ad avere circa 100 fra monasteri, conventi e chiese. Una così massiccia presenza di edifici sacri si spiega, oltre che per la presenza del vescovato, per l’elevato numero di juspatronati laici. La storia di Gerace affonda le sue radici nella presenza di antichi stanziamenti preistorici e protostorici dei quali rimangono diverse testimonianze. Presso Contrada Stefanelli è stata ritrovata una Necropoli di età preellenica. Finora sono state esplorate 27 tombe di rito inumatorio, a camera regolare con banchine poste ai lati, risalenti alla prima Età del Ferro. Gioielli, armille, scarabei, spirali, punte di lance, oggetti in avorio in vetro e in ambra, vasellame, si trovano depositati presso i musei di Locri e Reggio. I reperti ritrovati testimoniano una civiltà agropastorale ben armata e progredita che intrattiene scambi commerciali con l’Oriente ed il Centro-Nord Europa. Conosciuta dai greci e dai romani, che probabilmente utilizzarono la rocca per controllare l’hinterland, con i bizantini e i normanni assume un ruolo importantissimo nell’economia del controllo del territorio per la sua eccezionale posizione strategica, divenendo anche “Città bella, grande e illustre” come fu definita da Al-Edrisi, geografo al seguito di Ruggero II d’Altavilla. Anche le successive amministrazioni politiche apprezzarono le qualità di Gerace fino alla seconda guerra mondiale quando era caposaldo di zona. Dopo un periodo di subordinazione a Locri Epizefiri ed ai Romani, cominciò dunque a ripopolarsi con l’arrivo dei Bizantini e il trasferimento dei vescovi dalla ormai abbandonata Locri, nell’Aghìa Kyriakì. Lo spostamento del nucleo insediativo principale dalla marina alla rupe, avviene non soltanto a causa delle invasioni arabe, ma anche per un progetto di rivalutazione delle risorse dell’hinterland, in una prospettiva di crescita economica, demografica e di controllo delle zone costiere. Gli Arabi assaltarono più volte la Città senza tuttavia riuscirvi a conquistarla definitivamente. Nell’anno 951, l’armata saracena, per evitare lo scontro con l’esercito bizantino, si accontentò di un tributo accordato dal popolo di Gerace. L’anno successivo tornati all’attacco, i musulmani riportarono una strabiliante vittoria sui Bizantini nei pressi della fiumara Merìci. Gerace, però, non fu saccheggiata. Gli Arabi tornarono dopo 20 giorni decisi ad impossessarsi della strategica rocca, ma la Città venne ancora risparmiata per il tempestivo intervento di un funzionario di Costantino, il quale pattuì una tregua con l’Emiro dietro pagamento di un forte riscatto. Gerace fu dominata dai fratelli il Guiscardo e Ruggero il Normanno si contesero il potere con le armi e soprattutto con l’astuzia. Durante un episodio delle loro avventure, la moglie di un signore locale per aver aiutato uno dei due contendenti venne impalata: «La mugliera fu prisa et fuli misu unu palu a li posteriori et, cussì spitata, cum grandi crudelitati fu morta» (Fra’ Simone da Lentini). Sotto il Regno di Federico II, la Città conobbe l’incremento edilizio ma anche i contrasti tra Chiesa e Stato. Con Angioini fu infeudata a Ruggero di Laurìa, perdendo lo status di Città Libera. Nell’ordine di un feudalesimo istituzionalizzato e di un eccessivo fiscalismo, il governo della Città venne lasciato a Narcisio Paglierico Ruggeri. Nel 1300 Roberto, Duca di Calabria, tolto il Feudo al Lauria, dichiarava Gerace à Regia e nel 1342 faceva il suo ingresso il celebre vescovo II di Seminara, di greco e latino di Petrarca e di Boccaccio. Il 26 luglio 1348, la Regina Giovanna I eleva Gerace a assegnandola al Gran Camerario del Regno Enrico Caracciolo. Morto il Caracciolo, il feudo nel 1360 è ceduto al Gran Siniscalco Niccolò Acciajuoli, fiorentino, e da questi restituito nel 1363 al figlio di Enrico, Antonio Caracciolo. Spodestato il Caracciolo da Re Carlo De’ Durazzeschi nel 1385, le terre vengono assegnate ad Alberico Barbiano di Faenza, Gran Contestabile del Regno, capitano della Compagnia di S. Giorgio. Nel 1390 Antonio Caracciolo viene nuovamente reintegrato da Re Carlo. Successivamente, nel 1392 la Contea viene assegnata a Giovanni e poi a Battista Caracciolo. Seguono nel 1443 Giorgio Caracciolo e nel 1446 il primo marchese di Gerace, Tommaso Caracciolo. Durante l’apostolato di Aymerico (1429-1444) avvengono le più rilevanti modifiche della Cattedrale con la costruzione della Cappella del SS. Sacramento nell’abside occidentale. Dal 1458 al 1473 Gerace torna ad essere Città Regia, governata dal Conte Marino Correale. Nel 1473 Re Ferrante assegna la Città ad Enrico d’e dopo la morte di questi che morirà nel 1478, il Sovrano concede il Marchesato al nipote Ludovico D’Aragona. Nel 1480 sotto il vescovato del Costantinopolitano Calcopulo avviene l’abolizione del rito greco dalla Diocesi e adottato quello latino. Durante la calata di Carlo VIII in Calabria nel 1494, per due anni il marchesato è occupato da Eberard Stewart D’Aubigny. Segue nuovamente, dopo la sconfitta dei francesi, Ludovico D’Aragona nel 1496 che, fattosi cardinale, lascia le terre al fratello Carlo fino al 1501. Intanto per arginare le continue invasioni dei turchi, viene rafforzato il sistema difensivo attraverso una fitta rete di torri di avvistamento costiere. el 1502 Consalvo de Cordova, chiamato “El Gran Capitano”, fu investito marchese di Gerace da Re Ferdinando il Cattolico. La Città acquista importanza per la produzione di seta ma soprattutto per il valore strategico-militare. Gerace rimane in mano ai Cordova finché nel 1558 non viene venduta al genovese Tommaso De Marinis e da questi, nel 1574 al genovese Battista Grimaldi. Inizia la parabola ascendente di questa famiglia con Giovan Francesco e Giovan Girolamo, primo di Gerace (1609). Nella prima metà del ‘500 la Diocesi è governata da Vescovi Commendatari (tra cui ricordiamo il cardinale Bandinello Sauli che arricchì la Cripta della Cattedrale di marmi). Tra il 1571 ed il 1582 Tiberio Alfarano, Chierico Beneficiario di S. Pietro in Roma, veniva incaricato dalla Curia Romana a disegnare l’Antica Basilica Vaticana. La ventata innovatrice del Concilio tridentino fece ascendere al trono episcopale Tiberio Muti (1538-1552) che realizzò tre importanti visite pastorali. Seguirono: nel 1552 Andrea Candida che istituì il Seminario e dotò la Cattedrale di un pregiatissimo coro in noce scolpita con scene del Nuovo e Antico Testamento; lo storico Ottaviano Pasqua e Vincenzo Bonardo (1591-1601) accusato di essere simpatizzante della causa campanelliana. Gli turcheschi si fanno sempre più pressanti. Nel 1638, di fronte alla marina di Gerace, sei galere maltesi catturano tre tartane di pirati, uccidendo 80 uomini e catturandone 300. In questo turbinoso clima fioriscono le lettere e le arti; sorgono palazzi e importanti costruzioni religiose. Dopo il breve dominio viceregnale austriaco (1707-1734), la politica di Carlo III di Borbone, fortemente tesa a contrastare lo strapotere temporale della Chiesa e dei feudatari attraverso una serie di riforme a favore delle classi disagiate, venne soffocata dalla forte opposizione dei latifondisti e del cambiamento di governo a seguito della sua ascesa al Trono di Spagna (1759). Il periodo è caratterizzato da un fiorire di costruzioni sacre dovute a lasciti o iniziative laicali che caratterizzeranno l’organizzazione territoriale e il rapporto uomo-contesto urbano. Fin dal ‘500, Gerace ebbe un Monte Frumentario, un Monte de’ Pegni, un Monte di Maritaggi in favore delle ragazze povere del Borghetto (XIX sec. e gli ospedali di S. Giacomo (attivo nel 1507) e quello di S. Gennaro. Dal 1730 al 1748 dominerà la figura del Prelato campano fonso Del Tufo. Egli diede impulso alla formazione culturale del clero; spese una somma ingente per ristrutturare la Cattedrale e acquistare quello che oggi costituisce gran parte del suo tesoro. A causa di contrasti interni fu costretto a rinunciare alla Cattedra vescovile e ritirarsi in convento. Il vescovo Pier Domenico Scoppa (1756-1793) fece acquistare l’artistica statua d’argento raffigurante l’Assunta. Mentre la Francia era regolata dai nuovi principi rivoluzionari e Napoli fremeva con la Sedizione Partenopea del 1799, il Seggio vescovile geracese veniva affidato a Vincenzo Barisani che riaprì il Seminario dopo le rovine del 1783. Con i francesi (1806-1815) Gerace fu elevata a Capoluogo di Distretto e a Sottintendenza. L’eversione della feudalità operata dai francesi, non riesce a vincere lo strapotere dei feudatari di antica e nuova istituzione. Intanto la Cattedrale, che aveva rischiato grosse trasformazioni dopo il terremoto del 1783, veniva ristrutturata nel 1829 dal vescovo Giuseppe M. Pellicano. L’anno 1840 segna la nascita delle prime case a Locri incentivate da alcune famiglie facoltose di Gerace e dal vescovo Luigi M. Perrone. Nel settembre 1847, al grido di “Viva l’Italia, viva la libertà!” scoppia un insurrezionale capeggiato da alcuni giovani del Distretto di Gerace. Il Tribunale borbonico condanna alla pena capitale Michele Bello, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori, Rocco Verduci e Pietro Mazzoni che verranno fucilati il 2 ottobre 1847 nella Piana di Gerace. Ad avvenuta Unità d’Italia, il governo piemontese non farà altro che aggiungere tasse; annichilire ogni forma embrionale di industria e commercio; costringere le popolazioni ad emigrare ed applicare modelli di vita estranei alla cultura del Sud. Nel 1880 inizia l’attività del Tribunale a Gerace Marina e l’anno seguente avviene il trasferimento della sede municipale. L’attrito fra i due centri si fa sempre più marcato finché nel 1905 avviene la loro separazione. La città collinare assume il nome di Gerace Superiore per poi ritornare a quello primitivo di Gerace nel 1941. Uno dei vescovi più amati della Diocesi fu certamente Battista Chiappe (1922-1951). Effettuò sei visite pastorali. Fu persona umile e disponibilissima. Durante l’ultimo conflitto mondiale fu risparmiata dallo scoppio di una micidiale polveriera che avrebbe portato conseguenze catastrofiche. Il 5 settembre 1943 dopo avere fatto saltare un primo deposito al Calvario, alle ore 17 il comando italiano dava ordine di far brillare una seconda polveriera contenente proiettili di grosso calibro. Per ben due volte la miccia ripetutamente si spense. Al terzo ordine un capitano di artiglieria, incurante degli ordini ricevuti, si buttò sul cordoncino bloccando la combustione. I Geracesi, attribuendo l’episodio ad un intervento divino, nel 1947 donavano in segno di gratitudine alla statua dell’Immacolata, una corona d’oro impreziosita da due splendidi brillanti regalati da Papa Pio XII. Nel 1954 il vescovo M. Perantoni, fra non pochi tumulti, realizza il progetto di alcuni suoi predecessori di trasferire la sede vescovile a Locri. La città collinare anche se depredata di quest’ultimo baluardo storico, sofferente per lo spoglio sistematico infertole dagli uomini non perde, però, la sua importanza culturale. Nel 1970 viene aperto l’Hospital Day-Lungodegenza e nel 1986 è inaugurata la circonvallazione. In questi ultimi anni molto si è fatto e altrettanto molto resta da fare per valorizzare adeguatamente il Borgo medievale in proiezione di uno sviluppo sistematico del territorio. Gerace è metà di un turismo ormai mondiale che trova nella sua storia, nella sue impareggiabile bellezze architettoniche motivo di forte interesse. In Città convergono regolarmente scuole e università per i loro approfondimenti. Significativa anche la presenza turistica religiosa e quella degli anziani e degli stranieri. Come tutti i paesi del Sud, anche questo Centro soffre il problema dell’emigrazione legato alla carenza di attività produttive. L’etimo. Il significato del nome Gerace ruoto almeno intorno a tre ipotesi. La prima si collega alla storia della Locri magnogreca alla quale sembrerebbe collegata come acropoli (Hieros-akis= vetta sacra). La seconda supposizione è legata ai profughi Locresi che verso la fine del X secolo seguendo il volo propiziatorio di uno sparviero (in greco Hierax) posatosi sopra il massiccio roccioso, fondavano una nuova Città sul massiccio roccioso. Secondo altri storici il nome sarebbe, invece, una corruzione di S. Ciriaca, o Ajìa Kiriakì, di origine bizantina, com’era anticamente chiamata Gerace.
 

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